Le sostanze tossiche nei vestiti da bambino

Vi ricordate il caso dei pigiamini da bambino ritirati dal mercato perché trovati da Altroconsumo con una quantità eccessiva di sostanze tossiche?
Di sicuro la vicenda non è stata rassicurante, e ci ha fatto comprendere che, come genitori, dobbiamo guardare con attenzione anche a quali vestiti acquistiamo per i nostri bambini. Se poi i bambini sono allergici, con pelle sensibile o soggetti a dermatite da contatto, questa attenzione deve essere ancora maggiore.

Quali sono le sostanze pericolose

Ha rincarato poi la dose lo scorso anno Greenpeace, con la Campagna Tessuti Tossici.
I capi di venti famose case di moda, compresi quelli per bambini, sono stati analizzati, alla ricerca di composti pericolosi  (ftalati, solventi, metalli pesanti ...).
I livelli riscontrati non sono correlati con danni certi per la salute di chi indossa i vestiti, ma le sostanze sono certamente pericolose liberate nell'ambiente. Insomma tanto bene non fanno ...

Ora, proteggersi da tutto ormai è chiaro che è impossibile. Però non si può neanche archiviare il problema: è sempre meglio sapere a cosa prestare attenzione e quali accorgimenti sono possibili, per potere poi decidere come comportarsi.

Noi cerchiamo di fare un pochino di chiarezza con l'aiuto di Elena Mancinelli: mamma, commerciante attiva nelle tematiche di ecologia e ambiente, titolare del negozio online dedicato ai tessili "sani" Altramoda.

Ecco cosa ci ha risposto riguardo alle principali sostanze che destano attenzione:

"Le allergie e le dermatiti da contatto, in continuo aumento anche in tenerissima età, sono significative.

I problemi maggiori derivano dai tessuti di importazione, perché la legislazione in Asia è molto più permissiva, e quindi sono permessi inquinanti e trattamenti che da noi in Europa sono banditi da anni.
Alcuni composti chimici potenzialmente causa di sensibilizzazione sono: cromo (mordente e metallico colorante), nickel e cobalto (finissaggio e colorante metallico), coloranti dispersi (intermedi di tintura), formaldeide e resine formaldeidiche (finissaggio di stampa colorata), antiossidanti della gomma e acceleratori (tessuti elasticizzati), lanolina, colophone, triethanolammina (finissaggio), profumi, componenti quaternari dell'ammonio, composti organomercuriali (antibiotici)."

In effetti si stima che i bambini sotto i cinque anni colpiti dalla dermatite atopica siano in continuo aumento, e siano ormai circa uno su due.
Per quanto le cause non siano certe, e siano sempre più di una, una parte importante è giocata dall'inquinamento, quindi anche quello dei vestiti. Senza contare che sostanze irritanti lo sono molto di più su una pelle già sofferente.

Va anche ricordato il cosiddetto "effetto accumulo" degli inquinanti. Per cui una maglietta agli ftalati non ci uccide, ma l'esposizione continua a più fonti di inquinamento ci fa accumulare sostanze tossiche.
Dunque è meglio evitarle laddove si può.

Cosa si può fare per ridurre le sostanze tossiche nei vestiti?

Ecco alcuni accorgimenti che ci suggerisce Elena:

"Scegliere prodotti fatti in Europa a prezzo equo.
Questo per evitare tutte le sostanze che da noi sono vietate.
Poiché però la filiera è lunga e spesso per poter apporre il marchio Made in Italy è sufficiente l'ultimo passaggio produttivo, non bisogna fidarsi di prezzi troppo bassi.  Ad esempio, una maglietta Made in Italy che ci viene venduta a € 1, è molto probabilmente un prodotto di scarsa qualità, importato da luoghi con basso costo del lavoro (e dunque sfruttamento) e con pochi controlli, semplicemente rifinito ed etichettato in Italia.

Scegliere tessuti naturali ed evitare il sintetico.
Il sintetico ha una scarsa capacità traspirante (l'epidermide trova un ostacolo al processo naturale di respirazione e si viene a creare un microclima insalubre) e dunque favorisce l'assorbimento dei composti tossici.
Inoltre ha un'elevata carica elettrostatica che viene a crearsi con lo sfregamento con la pelle.
Purtroppo l'etichetta ci aiuta fino ad un certo punto, poiché anche se troviamo scritto 100% cotone ci può essere una parte di sintetico non dichiarata (anche perché i controlli sono fatti raramente) inoltre possono contenere residui chimici della lavorazione.

Se vogliamo essere veramente sicuri, possiamo rivolgerci ai tessuti certificati come biologici, perché subiscono molti più controlli e certificazioni.
Inoltre, se scegliamo un'azienda che produce e commercializza solo abbigliamento bio, possiamo essere ancora più sicuri che segua l'intera filiera produttiva e creda effettivamente nel prodotto.
In rarissimi casi si è verificato di partite di cotone biologico che poi alle analisi non era affatto bio, però si trattava di grandi multinazionali di abbigliamento convenzionale, che si erano “inventate” la linea Bio, per seguire un trend di mercato. 
Le aziende che storicamente ed esclusivamente si occupano di tessili bio risultano sicuramente più affidabili e trasparenti.
Il prezzo è sicuramente un po' più alto, ma può valere la pena di comprare meno, ma meglio. Ed anche nel settore del bio comunque ci sono spesso offerte che possono rendere l'acquisto davvero conveniente."

Aggiungo che i lavaggi fanno scaricare le sostanze presenti nei vestiti. Quindi un altro accorgimento utile è quello di lavare sempre i capi un paio di volte prima di farli indossare ai bambini.
Inoltre, in questo caso, la pratica di scambiarsi o regalarsi abitini usati è doppiamente virtuosa.

Poiché però anche nel biologico bisogna orientarsi, la prossima settimana, sempre con la collaborazione di Elena, parleremo delle diverse certificazioni e dei diversi tessuti disponibili, anche nella grande distribuzione.

E voi? Avete scelto di proteggervi dai vestiti che fanno male?

di Caterina Lazzari

Immagine: Campagna Tessuti Tossici di Greenpeace

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